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Palinodie

SPETTACOLO

IN CIRCUITAZIONE

14.04.2026

Anteprima nazionale

Teatro Splendor Aosta

Saison Culturelle

testo

Verdiana Vono

 

idea e regia

Stefania Tagliaferri
 

contributi di ricerca e dal vivo di

Alberto Zanin

 

consulenza in scena e fuori scena

Andrea Santantonio

con

Nadia Casamassima
Andrea Cazzato
Silvia Pietta
Verdiana Vono

 

disegno luci e direzione tecnica

Andrea Sancio Sangiorgi

 

spazio scenico 

Cecilia Chiaro

 

collaborazione ambienti sonori 

Simone Momo Riva

supporto tecnico

Marina Cerise

 

Illustrazione 

Manfredi Ciminale 

 

foto di scena 

Giorgio Prodoti / Stopdown

 

Palinodie in coproduzione con

IAC Centro Arti Integrate di Matera

con il sostegno di MAB Maison des Artistes Bard

 

Spettacolo selezionato per la stagione 25/26 della Saison Culturelle

Press

La prima nazionale di Atlante. Oggi splende il sol, produzione della compagnia Palinodie con la regia di Stefania Tagliaferri e la drammaturgia di Verdiana Vono, è stata “benedetta” ieri, martedì 14 aprile, da un Teatro Splendor quasi sold out. Lo spettacolo, che si muove su un confine sottile tra realtà e sospensione, tra cronaca e immaginazione, interrogando lo spettatore sul proprio modo di stare al mondo, ha esordito così nella città dove la compagnia teatrale è nata e ha deciso di crescere e muoversi, provando che anche in provincia, lontano dai grandi centri culturali affermati e conosciuti, si può fare teatro di qualità.

 

(...)È proprio nello spazio dell’aeroporto, come in altri luoghi di transito e sospensione, che il tempo sembra perdere consistenza. Gli scali e le attese si susseguono, ma il tempo non scorre mai davvero: si dilata, si smarrisce, si annulla. I voli partono (o forse no), in una dinamica che richiama una dimensione beckettiana, una sorta di attesa infinita in cui, come in Aspettando Godot, ciò che si aspetta tarda ad arrivare e non si sa se arriverà mai davvero. Questa sospensione costruisce un progressivo climax di ansia e claustrofobia, che avvolge personaggi e spettatori in una sensazione di immobilità forzata.

 

“C’è sempre una guerra da qualche parte, basta che non sia qui”: è questa una delle tensioni più forti che emergono, una riflessione amara su una percezione occidentale che tende a confinare il conflitto lontano, fuori campo, come se non ci riguardasse. Eppure Atlante, pur essendo uno spazio chiuso e apparentemente neutro, finisce per contenere tutto: un mondo piccolo che riflette un mondo tutt’altro che piccolo, dove le distanze si accorciano e le responsabilità si fanno più difficili da ignorare.

 

Lo spettacolo costruisce così una stratificazione di piani, reale e simbolico prima, individuale e collettivo dopo, che mette in crisi la percezione dello spettatore. Il modo di stare al mondo diventa allora il vero nodo centrale: come ci si posiziona rispetto a ciò che accade fuori, o che crediamo accada fuori? Quanto siamo davvero dentro ciò che consideriamo distante?

Alessandra Borre - Aostasera.it, 15 aprile 2026
Press

Sinossi

 

In un aeroporto delle persone aspettano, partono, sono di passaggio. Stanno tornando a casa da un viaggio, hanno in mano il biglietto che le porterà verso una vita migliore. Nei loro bagagli a mano ci sono le storie che li hanno portati fino a qui. Fuori il mondo non ascolta. Va avanti, schiaccia e travolge chi non riesce a ritagliarsi un’isola felice. Chi va a esplorare il mondo, chi sta andando a salvare il mondo, chi si fa strada nel mondo a modo suo, chi nel mondo si traveste per ingannarlo, chi ha avuto un’idea. Le vicende si svolgono in un aeroporto, come quelli nel deserto del Medio Oriente: Doha, Dubai, Abu Dhabi. I personaggi condividono lo stesso spazio, non sempre lo stesso tempo. Il lavoro indaga il rapporto umano con la paura, da emozione primaria di sopravvivenza, a strategia politica. Il contenuto dello spettacolo si muove tra privato e pubblico, tra individuo e collettività. Dalla disarticolazione delle informazioni e dalla complessità della verifica delle fonti prende spunto, per individuare un moto di conoscenza diverso. L’aeroporto Atlante è uno spazio di transito, un paradiso contemporaneo. Gli aeroporti sono spesso le espressioni architettoniche più straordinarie di una città, ma che cosa si cela dietro la perfezione della linea?

Note

 

Atlante. Oggi splende il sol si svolge in un aeroporto, spazio di transito e frontiera simbolica della contemporaneità. Un luogo sospeso, a terra, ma in costante movimento, in cui arrivi e partenze, documenti e identità, progresso e disuguaglianze si intrecciano e si rendono visibili. Come un atlante, l’aeroporto contiene il mondo: mappe, flussi, economie, guerre, sogni di fuga e di ritorno. Si svolge in un tempo con un registro asincrono: a volte accelera, a volte rallenta, teso tra passato e futuro. Tocca corpi, diventa preghiera, si annulla nel buio, esplode in gioia luminosa.

Atlante è una fotografia in posa del mondo.

 

Atlante è anche il titano che regge il mondo sulle spalle. Da questa doppia immagine nasce il lavoro: su cosa poggia il nostro mondo oggi e su cosa ci appoggiamo noi, come individui e come collettività. In scena, i personaggi ci interrogano sui pesi e sui sogni che portiamo, sulle paure e sulle speranze che ci muovono, sugli equilibri – geopolitici, economici, emotivi – che tengono insieme il presente.

 

Lo spettacolo intreccia storie personali e immaginari globali: esperienze sul fronte orientale, ingiustizie quotidiane, solitudini, esclusioni, attese, voli presi e persi, guerre. L’aeroporto diventa un acceleratore di particelle emotive e politiche, una fotografia del mondo globalizzato che avvicina e separa, protegge e respinge, mostrando ciò che spesso preferiremmo non vedere. In questo spazio si riflette anche il nostro rapporto con il progresso, con l’impronta che lasciamo sul mondo, con il desiderio di muoverci senza chiederci sempre il costo di questo movimento.

 

Al centro del lavoro emerge una tensione generazionale: il confronto tra l’io bambino e l’adulto di oggi, tra il sogno di giustizia e il senso di impotenza, tra eroismo e disincanto. La figura di Robin Hood attraversa lo spettacolo come mito popolare e politico, simbolo di una giustizia semplice e radicale che oggi sembra impraticabile, ma ancora necessaria. Rubare ai ricchi per dare ai poveri diventa una domanda aperta sul valore, sulla ricchezza, sul potere e sulla possibilità di riequilibrare il mondo senza perdere il sorriso.

 

Atlante. Oggi splende il sol guarda al presente come unico tempo possibile, interrogando lo sguardo con cui osserviamo il mondo e la rete di relazioni economiche, affettive, digitali in cui siamo immersi. È un viaggio teatrale tra privato e pubblico, tra leggerezza e conflitto, che prova a immaginare un atto di coraggio collettivo: indicare una direzione, tendere una freccia verso il sole, e chiedersi se sia ancora possibile reggere il mondo senza esserne schiacciati.

 

Ho incontrato Alberto Zanin per caso, un giorno. Erano molti anni che non ci incrociavamo, dai tempi del liceo o dell’università. Abbiamo fatto un bilancio rapido delle nostre vite fino a quel punto. E da li siamo ripartiti. Alberto è stato per molti anni in zone di guerra ed è stato coordinatore dell’ospedale di Emergency a Kabul. Sono seguiti altri incontri e abbiamo iniziato a lavorare all’idea di uno spettacolo. Alberto è anche un cantautore. Ho proposto a Verdiana Vono di lavorare a una drammaturgia su un tema che sovrasta tutti noi. La guerra. Per fortuna ha accettato.

Stefania Tagliaferri

Repliche

 

2026

14 aprile - Anteprima nazionale, Aosta / Teatro Splendor - Saison Culturelle 

 

 

Produzione

 

Residenza di creazione marzo 2026 - MAB Maison des Artistes Bard
Residenza di creazione febbraio 2026 - MAB Maison des Artistes Bard

Residenza di creazione gennaio 2026 - Matera, IAC
Residenza di creazione novembre 2025 - Aosta, Palinodie

Contattaci se vuoi programmare una data dello spettacolo

Spettacoli