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A tale of dragons
Don't call me a dumb dragon or I'll make you taste my roar!
dramaturgy
Verdiana Vono
direction
Stefania Tagliaferri
with
Alice Corni,
Sauvage Rolla,
Francesca Zanin
live noisemaker
Luca Gambertoglio
concept and puppet development
Carolina Grosa,
Francesca Sudano
puppet making and tailoring
Mariarosa Rosso,
Alice Corni
lighting design
Verdiana Vono,
Ivan Gerbore
stage photographs
Francesca Nota
Tre attrici. Un rumorista. Cinque pupazzi. Un sacco di sassi. Una fetta di torta al cioccolato (l’ultima). Quattromilatrecentoventisei parole. La pizza… Quanti modi per raccontare!
Press
"Non mi chiamare tonto drago o ti faccio assaggiare il mio ruggito! / Alla fine si rincontrarono mentre il sole sorgeva, e si sedettero a guardare il mare."
Un racconto di draghi
Synopsis
Stuck in a perpetual sunset, three characters, who are also three dragons, awkwardly move about the scene. Water and Eraser have a friend to rescue; this is the beginning of their adventure. To find Darkness and convince him to return the night to the earth, the two friends must traverse fantastic landscapes and terrible trials, once again defeating their deepest fears. And when they meet, it is happy ending: they make up and all eat pizza together, under the stars.
NOTE SUL TESTO
Cosa c’entrano un supermercato pieno di cose da mettere nel carrello e un mito cosmogonico sulla nascita del mare?
Coniugare poesia e divertimento, epico e quotidiano: questa è la sfida dell’autore, che anche in questo spettacolo rivolto ai ragazzi prosegue la ricerca per la scrittura di un classico contemporaneo.
La storia della buonanotte non è la fine, quando si appoggia la testa sul cuscino c’è un punto di partenza. Tre amici di età diverse, o forse senza età, hanno un drago. Tutti e tre. Lo hanno incontrato in momenti diversi della vita, ma sempre quando le loro paure stavano per prendere il sopravvento. Il drago è il totem di protezione e l’alter ego. Un tipo forte. Nato dalla paura e capace di canalizzarla e sconfiggerla.
Un racconto di draghi parla di amicizia e di ostacoli superati.
Uno spettacolo per sconfiggere i mostri o semplicemente per scoprire che anche i mostri possono essere belle parti di noi.
APPUNTI DI REGIA
Tre attrici. Un rumorista. Cinque pupazzi. Un sacco di sassi. Una fetta di torta al cioccolato (l’ultima). Quattromilatrecentoventisei parole. La pizza… Quanti modi per raccontare!
Il racconto è l’anima dello spettacolo. Raccontare ai bambini una storia, dare spazio alle emozioni -belle e brutte, senza discriminazioni- di manifestarsi, mostrare il mondo interiore dei personaggi, seguirli fino alla risoluzione del problema e salutarli arrivati al lieto fine.
Abbiamo deciso di continuare a indagare la recitazione con i pupazzi, come nei nostri precedenti due lavori per bambini. Il teatro di figura entra ed esce dalla scena senza soluzione di continuità, non c’è una scatola magica, né una baracca dei burattini. Tutto avviene a vista, come in un gioco tra amici. Con poco, vorremmo creare mondi. Dove prima non c’era niente, lasciare un ricordo.
RUMORI DAL VIVO
Immaginate di essere immersi in un suono: potreste finire al mare, i piedi baganati da una dolce risacca, o su una barca durante una tempesta, forse avete montato la vostra tenda vicino a un bosco e ora è notte? In questo spettacolo l’elemento sonoro si interseca agli altri linguaggi della scena per diventare esso stesso drammaturgia. A volte evoca, a volte racconta, a volte dà corpo a un’emozione. Se il rumore è impalpabile, tangibile è la presenza di Luca sul palco: la sua voce, il suo tavolo pieno di strumenti e oggetti, alcuni di recupero, altri corpi sonori D.O.C.S. di cui è anche artigiano, sono un segno, non solo un suono, nello spazio.
Fantasia e memoria possono cedere a queste suggesioni e farsi avvolgere dalla loro bellezza.
