Aosta Città Diffusa
Théâtre et expériences pour vivre la ville à travers les arts
Inaugurato a marzo del 2025 a Bard in Valle d’Aosta, rappresenta una novità nella geografia dei presidi artistici e culturali del contemporaneo.
La MAB è uno spazio culturale innovativo dove si intersecano traiettorie plurali:
- ricerca artistica e sviluppo di progetti creativi per artisti.e e realtà della scena professionale
- formazione, perfezionamento delle competenze e organizzazione di masterclass
- coinvolgimento dei pubblici e processi partecipativi
- curatela di festival, spettacoli, mostre
- foresteria artistica e ospitalità alberghiera.
La MAB è uno spazio aperto, uno spazio inclusivo e in ascolto del territorio, orientato alla pluralità dei linguaggi e degli stili.
È un luogo di creazione, di permanenza e interazione con il paesaggio; promuovere il lavoro degli artisti e valorizza un approccio attento e sensibile verso il contesto.
In un unico spazio convivono una sala teatrale, laboratori multidisciplinari, e spazio di abitazione, creando un ecosistema in cui l’arte abita e dialoga con chi la circonda.
Il primo compleanno della MAB
ovvero
Quello che ci vuole per fare una residenza artistica
Questo testo, scritto da Verdiana Vono e Stefania Tagliaferri, è stato l’atto poetico a più voci pronunciato dalla compagnia teatrale Palinodie in occasione della celebrazione del primo compleanno della MAB, l’8 marzo 2026, all’interno del teatro che da un anno ospita artiste e artisti che con il loro fare rendono il mondo un posto più simile a come desideriamo che questo nostro mondo sia.
Oggi festeggiamo il primo compleanno della MAB e non potremmo essere più felici. Abbiamo pensato di radunarci in teatro, nel cuore della MAB, e fare un viaggio a ritroso per ripercorrere quest’anno.
Nell’interrogarci sul come e sul cosa condividere di questo anno che ci ha sorpreso e ci ha tolto il fiato, abbiamo deciso che la scelta migliore sarebbe stata una formula magica. Una formula magica a più voci per questo atto poetico collettivo.
Bisogna sapere che come tutte le formule magiche anche la nostra si ripeterà sempre uguale, anche se un po’ di diversa. E la formula magica di questa sera è: per fare una residenza artistica ci vuole…
Che cosa?
Per fare una residenza artistica ci vuole uno spazio.
Nel nostro caso uno spazio pieno di storia, l’Ospizio de Jordanis. Fondato nel 1425 dai fratelli Andrea e Antonio, nobili de Jordanis, di cui oggi non rimane traccia. In epoca Napoleonica, quando i soldati dovettero abbandonare il forte che stava per essere raso al suolo, l’Ospizio fu trasformato in corpo di guardia. Un incendio del deposito delle polveri, avvenuto nel luglio del 1800, provocò danni talmente ingenti da richiedere la ricostruzione dell’intero fabbricato, ultimata nel 1830. A quell’epoca il Comune di Bard, divenuto proprietario del palazzo, lo destinò ad abitazioni private, scuole e alla sede del municipio, funzione che assolse sino all’anno 2002. Poi fu albergo, poi fu chiuso finché non si decise di ristrutturarlo e renderlo una residenza artistica.
Per fare una residenza artistica ci vuole una comunità.
Le Persone, servono le persone. Perché ci dobbiamo incontrare da qualche parte nel mondo no? Le persone attivano scambi, riflessioni, modi di essere. Partecipano, parlano, pensano. Le persone muovono scambi ed energie. È vero che a volte ci piace stare in spazi isolati e solitari, ma quanto è bello invece incontrarsi tra persone, scambiarsi parole, emozioni. Persone che parlano, cantano, ridono, scherzano, persone che ballano e fanno rumore.
Per fare una residenza artistica ci vuole un gruppo. Di professioniste e di professionisti, che mettano le loro energie, le loro competenze e le loro idee quotidianamente dentro al progetto.
Per fare una residenza artistica ci vuole una visione.
Credere che un borgo possa essere un luogo da attraversare per chi decide di fare della creazione artistica la sua vita.
Per fare una residenza artistica ci vuole cura. Serve un’attenzione particolare alle persone e ai loro desideri, affinché il periodo di residenza possa rappresentare un’occasione in cui la concentrazione si trasforma in creazione.
Per fare una residenza artistica ci vuole tempo. Serve tempo, perché la residenza artistica sta al di fuori delle logiche che corrono, richiede tanto tempo per chi la attraversa e tanto tempo per chi la gestisce. Darsi tempo, dare tempo. La residenza artistica è come un campo, è un luogo in cui si coltivano idee, rapporti, relazioni e proprio come un campo bisogna assecondarne il tempo.
Per fare una residenza artistica ci vogliono risorse economiche. Certe e costanti. Il progetto nasce dall’investimento del comune di Bard, dalle risorse del progetto Interreg Transit e dalla capacità di Palinodie di rendere la MAB la prima residenza artistica riconosciuta in Valle d’Aosta dal Ministero della Cultura e dalle Regione Autonoma Valle d’Aosta attraverso il programma “Artisti nei territori”.
Per fare una residenza artistica ci vuole amore, ogni cosa per riuscire a sprigionare le sue migliori capacità ha bisogno di essere amata. Lo sguardo che si sceglie di dare a una persona ne modifica i suoi comportamenti. Così è anche per gli spazi e i luoghi. Pensare che anche un luogo abbia bisogno di amore ci mette in una condizione di apertura e di tensione alla bellezza. Ci porta alla comprensione.
Come quando ci si innamora no? È quella fase della relazione in cui si ha voglia di capire l’altra persona, di scoprire come mai si comporta in un modo e non in un altro. Abbiamo una predisposizione a interrogarci quando siamo nella condizione dell’innamoramento. Allora, per fare una residenza artistica ci vuole amore, ma c’è anche bisogno di innamorarsi. Di capire. Di entrare in quel contatto profondo, non sempre logico e razionale, con quello che accade. D’altronde si sa, l’atto creativo non sempre è comprensibile con le logiche della mente. Per le persone che fanno un lavoro artistico è importante sapere che si può anche non farsi capire, a volte.
Per fare una residenza artista ci vuole un teatro, come il nostro. Perché i teatri sono i posti in cui ci si rispecchia. Ci si riconosce umani. I teatri portano cultura, portano apertura sul presente, portano molte domande e lo fanno attraverso dei corpi vivi che vivono davanti a te, insieme a te.
Per fare una residenza artistica ci vuole la libertà. Libertà è un concetto bellissimo, per una parola bellissima. Provate a chiudere un attimo gli occhi. A respirare. A sentire come sta il vostro corpo nel momento in cui gli dite che è libero. Libero di fare quello che desidera, di andare in un posto in cui ha voglia, di mangiare una cosa che gli piace, di prendersi una pausa, di dormire, di sognare. Libero di sbagliare, di fallire, di non riuscire. Libero di provare, di scherzare. Libero di realizzare quel progetto che ama tanto. Ecco, la residenza artistica è un posto che custodisce e coltiva la libertà di sperimentare, di cercare. Di trovare parole, gesti e immagini che traducono pensieri.
Per fare una residenza artistica ci vogliono gli incontri giusti.
E poi ci vuole memoria. La capacità di tenere traccia delle testimonianze di chi è passato da qui, eccone alcune:
Carissima MAB ti scrivo,
stare qui è stata un’occasione preziosa di confronto e benessere professionale e il luogo e chi lo cura sono stati decisivi perché ci fossero tutte le condizioni perché ciò potesse avvenire. Momenti così restituiscono senso al proprio percorso professionale, soste che consentono di rilanciare, correggere, proseguire felici.
Penso all’aria fresca che ci scompigliava i capelli nelle pause dal lavoro, penso alla cura con cui siamo stati accolte al nostro arrivo e accompagnate durante i giorni seguenti, penso allo sguardo che si è potuto lanciare lontano, in alto sulle montagne, in basso verso il ruscello, penso al nitore degli spazi interni che hanno custodito i nostri dialoghi, penso ad un brindisi ai tavolini di un bar, alle persone ritrovate, alle nuove conoscenze, alle scoperte inattese.
Il dialogo con il gruppo delle artiste di Bard è stato prezioso: uno scambio vivo, generoso, che ha allargato il nostro sguardo e ha dato al percorso una profondità umana oltre che artistica. È questo, per me, il senso più profondo di una residenza: creare le condizioni perché un gruppo si riconosca tale. Offrire uno spazio protetto ma esigente, in cui il tempo diventa alleato e non nemico.
Cara MAB, siamo in viaggio. Arriviamo quasi a destinazione. Il cartello dice: BARD. La stradina per entrare nel borgo ci è sembrata un po’ stretta per la nostra macchina, ma Diana al telefono ci ha detto “salite da lì” e a quel punto non è che potessimo pensare di tornare indietro. Siamo arrivati su in cima, sotto l’ombra della roccia del Castello che si mescolava con il cielo blu scuro della notte di montagna.
La mattina dopo, con la luce del sole, tutta la MAB ha preso forma davanti ai nostri occhi. La sala della colazione – tutto un brulicare di artisti, partecipanti ai laboratori, cornetti e formaggi, caffè fumanti. Che bello svegliarsi e sapere che in questo posto, oggi, ci saranno tanti modi di fare teatro, un mondo accogliente. Perfetto.
Mi sono ritrovata in uno di quei luoghi speciali che permettono agli artisti di condurre una vera e propria ricerca. Qualcosa di molto raro nella società contemporanea e nel sistema teatrale. La location permette di concentrarsi sul lavoro, immergendoti in un panorama che abbraccia lo spirito. Nessuna ansia quotidiana, nessuna corsa per raggiungere qualche effimero obbiettivo, nessuna pressione. Un recupero attivo dell’umanesimo. L’esperienza alla MAB mi ha sinceramente rigenerata. Terra fertile perché nascano nuove idee e nuove strade per costruire bellezza. E Dio solo sa quanto abbiamo bisogno di bellezza oggi!
Care tutte voi, anime di MAB,
vi scriviamo per raccontarvi della nostra bellissima esperienza lassù a Bard con voi, che certamente non volerà via, sfocandosi nel nulla, ma che porteremo ancora a lungo con noi. MAB è un nome collettivo, ma anche un luogo fatto da persone e artiste che ci hanno accolto e accompagnato tutto il tempo.
E dopo questa carrellata di voci, ritorniamo alla nostra formula magica.
Per fare una residenza artistica ci vuole una data di nascita e ci vuole un nome.
La MAB ha aperto le sue porte l’anno scorso, 8 marzo 2025. Giornata internazionale della donna nata per manifestare la necessità del pieno raggiungimento dei diritti delle donne e della pace internazionale.
Queste parole che animano questa ricorrenza, ancora di più oggi sentiamo il bisogno di farle risuonare ovunque e in ogni fibra della nostra azione.
La MAB si chiama MAB perché è la Maison des Artiste di Bard, ma anche perché è la regina Mab. Di lei parla Mercuzio, in Romeo e Giulietta:
“Vedo che la Regina Mab è venuta a trovarti, lei, è la levatrice delle fate, e viene, non più grande d’un’agata, tirata da un equipaggio d’invisibili creature fin sul naso di chi giace addormentato. All’improvviso, è sempre lei che gli fa risuonare il tamburo nell’orecchio, svegliandoli di colpo, e aprono l’occhio, impauriti, bestemmiano una preghiera o due, e, assonnati, ricadono addormentati. Ed è sempre Mab che di notte intreccia le criniere dei cavalli e sul suo piccolo cocchio, notte dopo notte, galoppa nelle menti degli amanti riempendole di sogni amorosi”.
E infine, ecco l’ultimo ingrediente. Per fare una residenza artistica ci vuole orgoglio.
L’orgoglio di sapere che si sta facendo qualcosa di unico, di potente, di complicato, di utile e di bello. Quando si fanno le cose in cui si crede, le cose sognate, è importante averne orgoglio, quindi ci serve un po’ di orgoglio collettivo. E quale modo migliore di esprimerlo se non, come si fa a teatro, attraverso un applauso?
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